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Un anno di Giubileo per Gerusalemme

UN ANNO DI GIUBILEO PER Gerusalemme

 

È giunta l'ora di sostenere Sion!

Di David Parsons

Se cancelliamo 50 anni, è difficile per noi immaginare la dolorosa divisione di Gerusalemme negli anni 1948-1967. La città capitale di Israele è adesso così viva e affaccendata. Ma gli anziani vi racconteranno che la vita qui è stata estremamente difficile durante quei tetri diciannove anni in cui la città fu divisa tra Israele e la Giordania.

I residenti ebrei furono certamente soccorsi nel 1948, quando fu tolto l'assedio di Gerusalemme ovest con l'arrivo dei convogli lungo la "Via di Burma". Ma il successivo ventennio, la metà ebraica della città rimase precariamente circondata da forze arabe su tre lati, con uno stretto corridoio sulle colline di Gerusalemme che la collegava al resto del paese. Essi ancora dovevano affrontare la minaccia dei franchi tiratori giordani attestati sulle mura della Città Vecchia. Le batterie dell'artiglieria araba dominavano le colline intorno al quartiere ebraico della città. Le finestre di molte case e negozi erano sbarrate. In alcuni rioni la sera calava ancora il coprifuoco.

Forse l'avversità peggiore per la popolazione ebrea era di essere separati dalla Città Vecchia e dal Muro del Pianto. Il quartiere ebraico era stato vuotato con le armi durante le battaglie del 1948. Le tombe ebree erano state dissacrate e le sinagoghe distrutte. Occupanti abusivi arabi avevano costruito baracche di lamiera davanti al Muro del Pianto. Lunghe file di bunker, muri di cemento armato, campi minati e barriere di filo spinato erano stese lungo la terra di nessuno, dividendo in due la città. La strada principale verso la porta di Giaffa terminava in una zona di guerra.

Anche le vecchie comunità cristiane dovevano subire abusi dal parte dei giordani. La Città Vecchia e Betlemme erano aperte ai visitatori solo a Pasqua e Natale. I cristiani non potevano possedere proprietà e le scuole fondate da chiese erano costrette all'insegnamento del Corano. A causa di queste politiche restrittive, metà dei 25000 abitanti arabi cristiani di Gerusalemme est abbandonò la città tra il 1949 e il 1967.

Ma poi ci fu la Guerra dei Sei Giorni, in cui le forze israeliane realizzarono una sorprendentemente veloce e completa vittoria sulle truppe arabe, e liberarono l'amata città di Gerusalemme. Dopo un ventennio di divisione, isolamento ed abbandono, una Gerusalemme riunita fu finalmente libera di crescere e prosperare di nuovo.

Quest'anno, gli ebrei celebreranno il 50° anniversario della riunificazione della città, un momento incredibile immortalato nella canzone "Gerusalemme d'oro". Sono trascorsi anche 100 anni da quando il Generale inglese Edmund Allenby liberò la città da un altro governo mussulmano: i turchi ottomani. Queste due importanti pietre miliari della storia della moderna Gerusalemme attestano che c'è un ciclo di giubileo sulla Città d'oro, spingendola avanti nel suo destino estremo in Lui.

La Bibbia descrive il giubileo come un periodo speciale di tempo che cade ogni 50 anni in cui la terra d'Israele doveva essere liberata da ogni affitto e debito, e tutti i suoi abitanti liberati dai debiti e dalle schiavitù. Secondo il comandamento dato nel Levitico, al capitolo 25, tutte le terre dovevano ritornare ai possessori originali. Ora, nei secoli, a Israele è stato difficile osservare tutte le norme del comandamento. Ma oggi, possiamo vedere che Dio stesso ancora opera in cicli di giubilei. Ciò significa che se Gerusalemme ha sperimentato una drammatica liberazione 100 anni fa, ed un'altra 50 anni fa, ci possiamo attendere ancora un'altra meravigliosa liberazione della città proprio nel 2017. Dio sta lentamente ma certamente facendo retrocedere le forze che tengono un governo Gentile su Gerusalemme, in mode che infine la città potrà realizzare il suo destino solo in mani ebraiche. Quel destino sarà il Trono del Messia e "Una casa di preghiera per tutte le nazioni" (Isa 56:7; Luc 19:46; Sal 2:6; Isa 2:3; 24:23 e Apo 14:1).

Un passo chiave della Scrittura al riguardo è il Salmo 102, che dichiara che ci sarà un tempo stabilito di sostegno divino per Sion. Nel verso 16, il salmista dice: "Quando il SIGNORE ricostruirà Sion, e apparirà nella sua gloria", e due versi dopo, ci dice che ciò fu detto per " la generazione futura". Nell'ebraico originale si legge: dor achoron, che significa: l'ultima generazione. Così il Salmo si riferisce alla restaurazione di Israele degli ultimi tempi e in specifico al ritorno degli ebrei a Gerusalemme.

Il nome di Sion appare nella Bibbia 170 volte e si riferisce sempre a Gerusalemme. Ma la parola ebraica tzion significa: luogo bruciato o riarso, indicando così il Monte Sion dove sorgeva il Tempio e l'altare dei sacrifici. Dalla prima volta in cui è citata nella Scrittura (Gen 14:18 e 22:2), questa città e questo monte sono sempre legati agli scopi redentivi di Dio. Col tempo, il Signore depose qui la Sua presenza (shekinah), e poi diede la Sua vita come riscatto per i peccati proprio su questo monte.

Oggi, il Signore sta di nuovo ricostruendo Sion con scopi redentivi. Ma Egli lo fa per mezzo del popolo ebraico. Nella Scrittura, esso viene identificato come "costruttore" di Gerusalemme. Possiamo vederlo nei libri di Neemia e Ezra, e anche dai riferimenti del Salmo 118:22. Similmente il Salmo 147:2 dice che il Signore costruirà Gerusalemme e "raccoglie i dispersi d'Israele".  Questa è un'opera in cui Egli è "molto zelante" (Zac 1:14, 8:2).

Infine, noi sappiamo che "Il Liberatore verrà da Sion, Egli allontanerà da Giacobbe l'empietà…" (Rom 11:26; Sal 14:7; 53:6; Isa 59:20,21). Così nello stesso luogo dove essi una volta rigettarono il loro Messia, essi ora lo riceveranno come Re.

Non c'è dubbio, questo è perché c'è un'intensa battaglia diplomatica sul destino di Gerusalemme, ma nel cuore è una battaglia spirituale. Il neopresidente americano Trump ha espresso il desiderio di trasferire l'Ambasciata Americana da Tel Aviv nella capitale di Israele. Molti arabi e altri personaggi islamici sono infuriati e minacciano reazioni violente. Ma in quest'anno di giubileo possiamo pregare di attenderci un sostegno divino, così che l'intera città ritorni ai suoi originari possessori e venga liberata secondo gli scopi di Dio.

 

 

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