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Dottore egiziano riconosciuto nei Giusti tra le Nazioni da Yad Vashem

Il dr. Mohamed Helmy salvò degli ebrei in Germania.

30 Settembre 2013 – Gerusalemme. Yad Vashem ha di recente riconosciuto il Dr. Mohamed Helmy e Frida Szturmann come Giusti tra le Nazioni. Il Dr. Helmy, medico egiziano vivente a Berlino e Szturmann, una tedesca del luogo, lavorarono insieme nel cuore della Germania nazista per la salvezza  di una famiglia ebrea durante il peggior periodo dell’Olocausto. Il Dr. Helmy è il primo egiziano ad essere insignito come Giusto tra le Nazioni. Yad Vashem è tuttora alla ricerca dei parenti prossimi del salvatore per onorare dopo la sua morte i suoi parenti in una cerimonia e dare loro il certificato e la medaglia di Giusto. Finché i suoi congiunti non verranno identificati, il certificato e la medaglia del Dr. Helmy saranno in mostra a Yad Vashem, nella vetrina: “Sono il custode di mio fratello: 50 anni di onore ai Giusti tra le Nazioni”.

La storia della salvezza.

Il Dr. Mohamed Helmy nacque a Karthoum nel 1901, da genitori egiziani. Nel 1922, Helmy si recò a studiare medicina in Germania e si stabilì a Berlino. Dopo il completamento degli studi, andò a lavorare presso l’Istituto Robert Koch di Berlino. Da qui fu licenziato nel 1937 (Uno studio del 2009 dello stesso Istituto mostra che era coinvolto in modo importante nella politica medica nazista). Secondo una teoria razziale nazista, Helmy fu definito camita o camitico (discendente di Cam, figlio di Noè), termine adottato nel 19° secolo dalla scienza razziale ed usato per definire i nord-africani, inclusi gli egiziani, quelli del Corno d’Africa e dell’Arabia del sud. Non essendo ariano, Helmy fu discriminato e gli fu proibito di lavorare nella pubblica sanità, come pure di sposare la sua fidanzata tedesca. Inoltre, nel 1939, fu arrestato assieme ad altri egiziani, ma rilasciato dopo un anno per ragioni di salute.

Nonostante bollato dal regime, Helmy parlava contro la polizia nazista, e nonostante il pericolo, rischiò la sua vita aiutando gli amici ebrei. Quando cominciò la deportazione degli ebrei da Berlino, un’amica di famiglia, la 21enne Anna Boros (sposata dopo la guerra Gutman)ebbe necessità di un nascondiglio. Helmy la condusse in una rifugio che possedeva nelle vicinanze di Berlino, a Buch che diventò il suo paradiso sicuro fino alla fine della guerra. Quando il pericolo si faceva più grande, Helmy preparava per lei un diverso nascondiglio. “Un buon amico di famiglia, il Dr. Helmy… mi ha nascosto nel suo rifugio a Buch dal 10 marzo fino alla fine della guerra. Dal 1942 non ho più avuto contatti col mondo esterno. La Gestapo sapeva che Helmy era il nostro medico di famiglia e che possedeva un rifugio a Buch”, scrisse Anna Gutman dopo la guerra. “Egli cercò di eludere tutti gli interrogatori. In quei momenti mi portava da degli amici dove stavo per molti giorni, presentandomi come sua cugina di Dresda. Quando il pericolo passava, ritornavo nel suo rifugio… il Dr. Helmy fece tutto ciò per me nella generosità del suo cuore e gli sarà grata per l’eternità”.

Helmy aiutò anche la madre di Anna, Julie, il fratellastro Georg Wehr e la nonna Cecilie Rudnik. Curandosi di loro e provvedendo alle cure mediche, fece nascondere Cecilie nella casa di Frieda Szturmann. Per oltre un anno Frieda nascose e protesse l’anziana signora e divise le sue razioni di cibo con lei.

Un momento di particolare pericolo corse quando nel 1944 i Wehr furono catturati e durante il loro brutale interrogatorio rivelarono che Helmy li stava aiutando e che nascondeva Anna. Helmy potò Anna immediatamente nella casa di Frieda, e fu solo grazie alle sue risorse che potè evitare la punizione.

Grazie all’aiuto e al coraggio di Helmy e di Frieda i 4 della famiglia sopravvissero all’Olocausto. Dopo la guerra, emigrarono negli Stati Uniti, ma non dimenticarono il loro salvatore, e negli anni ’50 e ’60 scrissero lettere da parte loro al senato di Berlino. Queste lettere sono state scoperte negli archivi e recentemente consegnate al Dipartimento di Yad Vashem dei Giusti tra le Nazioni.

Il Dr. Helmy rimase a Berlino e finalmente sposò la sua fidanzata. Morì nel 1982. Frieda Szturmann si spense nel 1962.

 

 

Qui non ci sono bambini

Un'infanzia ad Auschwitz


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Qui non ci sono bambini
Un'infanzia ad Auschwitz
Thomas Geve


Una testimonianza dalle caratteristiche paricolari.
Ogni cosa, ogni episodio, ogni traccia, per quanto flebile. A tredici anni il desiderio di esplorare e conoscere il mondo ti fa spalancare gli occhi, stupiti e avidi, sulla realtá che ti circonda: ma cosa succede quando il tuo unico, insuperabile orizzonte é quello dell'Olocausto, dell'umiliazione quotidiana e sistematica? Come si diventa uomini quando nulla intorno a te é degno di un uomo? "Sono nato nel 1929 e nel 1933 i nazisti prendono il potere: l'unico mio ricordo é la persecuzione". Thomas Geve ha tredici anni quando, nel 1943, viene deportato ad Auschwitz. Solo perché ha l'aria di essere un po' piú grande della sua etá, Thomas viene assegnato ai lavori forzati: nella logica folle e rovesciata del campo é una fortuna perché "i bambini al di sotto dei quindici anni vengono mandati direttamente alle camere a gas". Nonostante le quotidiane violenze, un lavoro che é solo tortura, la scientifica e continua offesa alla dignitá umana, Thomas sopravvive: Nell' aprile del 1945 le truppe alleate irrompono nel campo e liberano i prigionieri. Allora fa qualcosa di unico nella storia delle testimonianze dei sopravvissuti. Per conservare la memoria dell'inferno e raccontare ai genitori ció che ha visto, sceglie di fare quello che ogni bambino ha sempre fatto: inizia a disegnare. Si procura delle matite colorate, un bene prezioso e inarrivabile durante i giorni della prigionia, e trasforma il retro dei moduli e dei formulari delle SS nei 79 disegni che compongono questa raccolta.
Il 30 gennaio 2011 Thomas Geve è stato ospite della trasmissione di RAI 3 "Che tempo che fa": mentre veniva intervistato da Fabio Fazio sulla parete dello studio scorrevano ingrandite le immagini dei disegni che l'autore commentava con rinnovata emozione.
Il volume è edito da Einaudi in collaborazione con lo Yad Vashem.

La Scuola Internazionale per gli Studi della Shoah

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La Scuola Internazionale per gli Studi della Shoah

La Scuola Internazionale per gli Studi della Shoah è stata inaugurata nel 1993. Situata nella parte nuova del complesso museale, contiene diciassette classi multimediali, un centro multimedia, un centro pedagogico ed un auditorio. Lo staff della Scuola è composto da oltre duecento educatori ed altri professionisti così che sia possibile integrare la ricerca accademica con le necessità pedagogiche. In aggiunta al lavoro locale con studenti ed insegnanti israeliani, la Scuola organizza seminari internazionali per educatori in lingue diverse, sia a Yad Vashem che all’estero. Altro aspetto fondamentale del lavoro della Scuola è lo sviluppo di materiale educativo e di unità didattiche sulla Shoah, che includono programmi multimediali, mappe, libri, film e materiali internet.

Il lavoro di molti anni con educatori provenienti da ogni parte del mondo ha portato alla formazione di una filosofia educativa, un approccio metodologico dell’ insegnamento della Shoah che sia interdisciplinare ed appropriato alle diverse fasce d’eta’. Tale filosofia deriva dalla consapevolezza che le questioni e le riflessioni poste dalla Shoah, siano argomenti rilevanti per il mondo contemporaneo, e per questo pongono gli educatori di fronte al difficile problema di studiare ed insegnare la Shoah espandendo i confini al di là della storia.

I Giusti fra le Nazioni

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Il Giardino dei Giusti

Negli anni ’60 Yad Vashem iniziò un progetto mondiale per assegnare il titolo di “Giusti fra le Nazioni” ai non ebrei che rischiarono le loro vite per salvare gli ebrei durante la Shoah agendo disinteressatamente. A tale scopo Yad Vashem istituì una commissione guidata da un membro della Corte Suprema Israeliana, la cui responsabilità è di assegnare il titolo. Questo è l’unico progetto al mondo che , usando criteri stabiliti, onora le persone che salvarono ebrei durante la Shoah. L’assegnazione del titolo dei Giusti e gli alberi piantati nel Viale dei Giusti fra le Nazioni hanno ricevuto attenzione mondiale e lo stesso concetto di “Giusto fra le Nazioni” è diventato un simbolo importante ed universale. Fino alla fine del 2007 erano stati riconosciuti 22.000 Giusti ; oltre a ciò Yad Vashem sta completando un’enciclopedia-“The Lexicon of the Righteous Among the Nations” – che includerà le storie dei Giusti riconosciuti. La versione italiana dell’Enciclopedia, “I Giusti d’Italia”, è stata pubblicata nel Gennaio 2006.

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